Domenica 06 Novembre 2011 19:16

1. DELLE AVVERTENZE OVVERO DELLA "CONVENTIO AD EXCLUDENDUM"

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Noi faremo insieme, attraverso queste pagine, un viaggio nella memoria che ci accompagnerà per oltre cinquant’anni, dal dopoguerra alla fine del secolo scorso con qualche scorribanda nel decennio appena concluso del nuovo millennio, alla ricerca degli eroi pallonari e dei miti secondo classifica come in ogni Bar dello Sport dabbene, vero, virtuale o mediatico che sia.

Ma vi devo avvisare subito, a scanso di equivoci: questo libro non è per tutti, né tantomeno per tutti gli abitanti a qualsiasi titolo del Pianeta Calcio. Poi non datemi del pedante, del pignolo o, peggio ancora, del “fissato”.

Applico una vera e propria conventio ad excludendum. Lo dico chiaro e tondo: questo libro è adatto solo ad una genía del tutto particolare di calciofilo. Se non lo siete, mi dispiace, non siamo fatti per intenderci. Non abbiamo del calcio lo stesso idem sentire. Ne ve ne abbiate a male. Mi prendo tutte le colpe. Il lettore è sempre sovrano. Ma prima di montare un casus belli, è il caso che vi sveli di quale genía vada cianciando.

Mi rivolgo innanzitutto a coloro che - amando visceralmente questo sport - ne gustano anche gli anfratti e, da cose tediose e fastidiose per i più quali date e dati, ne traggono puro godimento teoretico. Per dirla alla maniera di Jannacci [1]: quelli che i numeri.. oh yes!

Mi riferisco anche a coloro che, pur amando discettare di tecnica e di tattiche, al contempo sanno apprezzare un po’ di sana letteratura che narri di leggende e di miti e si lasciano abbagliare, e riscaldare il cuore, dall'epos delle grandi gesta sportive (per il calcio si piange, ed io per esso ho spesso pianto): quelli che la lettura... oh yes!

Mi sento in comunanza con coloro che - sol perché credono ancora nella purezza e nel piacere dello sport per lo sport - non hanno paura di essere tacciati per “antichi”, “superati”, al massimo “ingenuotti”, manco credessero “ancora alla befana” (confesso, io le ho creduto fino a 10 anni!), oppure a De Coubertin che è la stessa cosa, in epoca di show-business, di guadagni milionari e di esaltazione della vittoria a tutti costi: quelli che l’importante è partecipare… oh yes!

Mi appello infine a coloro, oso sperare ancora tanti, che – credendo ancora nelle regole e nell’esaltazione della sfida secondo i principi di lealtà sportiva – hanno ancora la forza di sdegnarsi e di reagire di fronte a mestieranti, lestofanti e giannizzeri che sporcano il mondo del calcio con truffe ed intrallazzi: quelli che la morale… oh yes!

Attenzione, però, abitanti del mondo dei Valori: sappiate che vi sentirete spesso bollare (a me accade di continuo) come “vecchi tromboni” od ancor peggio come “giustizialisti” in virtù di un male inteso, non so quanto volutamente, “garantismo”.

Note:

.......[1] Enzo Jannacci, “Quelli che…”, 1975. E’ la seconda canzone dell’album a cui dà pure il titolo. Il testo della canzone è stato scritto dal compianto giornalista sportivo RAI Beppe Viola, prematuramente scomparso. Questa canzone ha avuto nel tempo grande successo e più adattamenti: un primo cinematografico con il testo modificato per l’occasione, quando la canzone fu utilizzata dalla regista Lina Wertmuller per l’apertura del film Pasqualino Settebellezze con Giancarlo Giannini di cui Jannacci compose l’intera colonna sonora. Un secondo televisivo, quando nel 1993 Fabio Fazio la portò in Rai con testo completamente modificato facendone la sigla nonché il titolo della trasmissione Quelli che… il calcio, tuttora in onda su RAIDUE.

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