Lunedì 23 Marzo 2015 00:00

NON CERCHIAMO ALIBI

 Il Napoli è crollato, più che per gli avversari, per colpe sue, morto di se medesimo, come avrebbe detto il più bravo di tutti, Gianni Brera.


Mentre gli avversari volano - la Lazio 6 vittorie su 6, la Samp 4 vittorie su 4 nelle ultime partite, la Roma faticosamente tiene botta, e la Fiorentina è come sempre cicala e sprecona ma c’è viva e brillante - il Napoli si è accartocciato su se stesso perdendo un capitale di vantaggio sulle inseguitrici, dai 7 punti a salire, facendosi scavalcare in tromba da Lazio e Samp, ed allungando il distacco da una derelitta Roma a 6 punti.


Resta solo la sfida pre-pasquale di mezzogiorno (e mezzo) di fuoco dell’Olimpico con la Roma come ultima spiaggia per gli azzurri di non abbandonare ogni sogno di Champions.


Un crollo verticale, 5 punti in 6 partite, tutte inguardabili, specie i primi tempi, fatta eccezione per 70’ contro l’Inter belli ed illusori.


Il Napoli non sa più vincere ed incassa sempre gol, a volte – come ieri – anche per colpe non del tutto proprie, vista la topica del modesto Calvarese sul palese doppio fallo di Pinilla su Henrique che in 6 giudici di gara non hanno visto (come si fa?).


Il Napoli totalmente, tra tutte le competizioni, finora su 44 partite (28 di campionato, 2 di Champions, una di Supercoppa, 3 di Coppa Italia, 10 di Europa League) ha incassato la bellezza di 53 gol (36+4+2+3+8), e meno male che la media l’ha abbassata l’Europa League anche grazie ad avversari scarsi assai finora incontrati, perlomeno fino agli ottavi. Una difesa, o meglio una fase difensiva, da retrocessione.


Inutile che ripeta i capi d’accusa alla società ed a Benitez, già abbondantemente esposti in precedenza, visto che lo dico da tempo e qualcuno ha il coraggio di ritenermi perfino incoerente, proprio io che batto sempre sugli stesi tasti, essendomi accorto dei guasti fatti da Rafa sin da Dortmund l’anno scorso quando si presentò a caccia di un pareggio-qualificazione con un incosciente 4-2-4, con Pandev vicino a Higuain e due esterni d’attacco.


Il Napoli di quest’anno ha completato l’opera di demazzarizzazione della squadra cedendo Behrami, uno che serviva come il pane, e gli utili Dezmaili e Pandev, nonché per giusti motivi di mercato Fernandez e Reina (10 milioni per il Ceppone erano irrinunciabili e per il portiere non c’erano le condizioni fisiche per una permanenza onerosissima).


Benitez ha scelto due suoi pallini, Michu e de Guzman (perfino contro il parere dello scouting), si è accontentato di Koulibaly bloccato col suo intervento personale sin da gennaio, ha puntato su Rafael ob torto collo, e si è fatto andare bene David Lopez come centrocampista di riferimento da lui scelto nella terza fascia di mercato, non avendo più budget a disposizione per aver toppato la qualificazione Champions (e ci ha messo molto di suo, lo ribadisco).


Insomma, il Napoli è uscito dal calcio mercato indebolito, con la speranza però di essere più forte grazie ai recuperi di due pezzi da novanta come Zuniga (speranza vana) e Hamsik (che ha continuato a non rendere nel ruolo impostogli da Benitez).


Rotta solo parzialmente invertita a gennaio con l’acquisto di Strinic, che non è male, a parametro zero, e soprattutto del costoso ma fortissimo Gabbiadini, uno dei meglio fichi del bigoncio nazionale alquanto vuoto di questi tempi.


Ora però i falsi ciechi – che non vogliono vedere il tracollo di Benitez e del suo Napoli - si appellano a 2 fattori: il primo è un presunto complotto ordito da Lotito per il tramite del suo ascaro Tavecchio di affondare il Napoli a favore della sua Lazio, che invece sta volando di suo con investimenti mirati, campioni scoperti come Anderson, Salary Cap basso, allenatore italiano bravo e umile, gestione corretta con potenzialità infinitamente inferiori al Napoli.


A sostegno di questa tesi i presunti torti arbitrali che il Napoli sta subendo, contro i quali si è scagliata la società stessa, anche per mascherare le magagne interne.


D’accordo, ieri Calvarese, arbitro modesto, ne ha combinate di tutti i colori, svantaggiando palesemente il Napoli, dal gol convalidato a Pinilla viziato macroscopicamente da un doppio fallo addirittura, ad una serie di decisioni ed indecisioni da brividi.


Ma da qui a parlare di complotto, ricordando i Tagliavento, i Rocchi risalendo fino a Mazzoleni e la banda di Pechino, ce ne corre. Siamo seri! Appellarci solo agli errori arbitrali è da provinciali e da perdenti.


Io mi sono incazzato come una iena contro Rocchi nella partita con la Juve perché le direzioni arbitrali determinano gli esiti finali quando le gare sono in equilibrio di valori e basta pochissimo per orientare il verdetto finale.


Ma quando una squadra è palesemente superiore, come nel caso del Napoli sull’Atalanta, non può essere l’arbitro la causa della mancata vittoria, quando invece si regala un tempo intero (solo un colpo di testa su corner salvato sulla linea, nulla su azione), quando si gioca in superiorità numerica dal 55’ e si hanno 40’ per vincere la gara.


Che vi dico a fare che ancora una volta Benitez ha calato il suo terno 65-70-79, tetragono e refrattario a tutto ciò che accadeva in campo, dall’espulsione al bisogno di crossatori e di uomini che saltavano l’avversario e di saltatori in area a tempo e luogo?


No, i soliti cambi scolastici ed a tempo programmato, un’ala per un’altra e così via. Perfino ad un Cucchi sulla panchina della Juve Stabia ho visto fare di meglio!


Mai che si cambi poi modulo in funzione del momento della gara: contro l’Atalanta ridotta in dieci con un solo attaccante non si poteva passare subito ad una difesa a tre e togliere un terzino inutile ed incapace a crossare per un giocatore più adatto ad attaccare la difesa avversaria messasi a 5?


Macché, nel verbo beniteziano queste cose non sono previste. Ed anche stavolta altri 10’ prima che facesse qualcosa. La velocità di reazione di un bradipo, come il suo scudiero Lopez in campo.


Insomma, pensatela come volete, ma un grande allenatore è anche e soprattutto quello che sa vincere a volte le partite da solo reagendo tempestivamente e leggendo le situazioni di gara a volo.


Rafa questa capacità non ce l’ha, ormai è prova provata. Tutto il resto è arrampicarsi sugli specchi.


La seconda scusa che i finti ciechi tirano ora in ballo è che il Napoli è una squadra scarsa – d’accordo, ha un attacco forte, fortissimo – però ha centrocampo e difesa da medio-bassa classifica. Ah, no, io non ci sto!


Le squadre di medio-bassa classifica investono 18 milioni per un top player del centrocampo come Inler? Ed in difesa altri 12 per un top player di settore come Albiol? Vanno a prendere il portiere campione della Libertadores per 5 milioni? Spendono 9 milioni per Britos, 7,5 per Koulibaly, 8 per Zuniga e 8 per Maggio, 6 per De Guzman, 10 per Jorginho (se riscattato) e 5 per Lopez?


Qualcuno risponderà che il Napoli ha sbagliato acquisti: ma già si sposta il problema sull’area tecnica e sull’inadeguatezza di Bigon, non più sul fatto che il Napoli non abbia speso.


De Laurentiis ha sicuramente tante responsabilità, ma gliene si danno troppe più di quanto realmente ne abbia, a mio parere. E se lo si vuole criticare, come è giusto, bisogna tarare bene le critiche, non offenderlo e basta.


Ma anche spostare le responsabilità su Bigon per dire che il Napoli è scarso è un ragionamento fasullo, e non lo dico certo io, visto che quel che penso io per qualcuno o per molti vale zero.


Lo hanno detto i più importanti addetti ai lavori l’estate scorsa, quando hanno considerato il Napoli nettamente la terza forza del campionato dietro Juve e Roma considerate più vicine dell’altro anno nella lotta-scudetto, ed anzi qualcuno ha visto il Napoli come l’unica alternativa alla Juve, e fatto sta che è stata anche l’unica che nelle coppe l’ha sistematicamente battuta (o ne è stata defraudata come a Pechino).


Lo stesso Sconcerti, l’opinionista più in voga del momento, ha sempre detto che il Napoli era qualcosa in più che la terza forza. Se avete memoria corta, andate a rileggervi l’inchiesta della Gazzetta a 100 addetti ai lavori l’estate scorsa e ne riparliamo.


Ma c’è un altro paio di dati inoppugnabili che porto alla vostra attenzione: il Napoli nel borsino Trasfermarket - che ha valore quasi ufficiale internazionale per gli addetti ai lavori - ha una rosa del valore di circa 250 milioni di euro, tra le prime venti d’Europa e seconda in Italia solo alla Juventus. Vi pare una squadra scarsa questa?


E se il parametro è il monte-salari, da sempre invocato da Mazzarri ed a cui si è accodato spesso Benitez, il Napoli è – se si escludono le milanesi gravate da fardelli di stipendi onerosissimi di gestioni pregresse e fallimentari - il terzo d’Italia, nettamente superiore a quello di Lazio, Fiorentina e Sampdoria, le avversarie che la stanno sopravanzando o giù di lì.


Insomma, basta con gli alibi al tecnico. Il Napoli sarà un po’ meno forte dell’anno scorso, ma per questo mediocre campionato basta ed avanza per acciuffare la Champions, e nell’anno del crollo della Roma aveva il dovere di agguantare il secondo posto, ampiamente ed a lungo tempo alla sua portata.


Se Benitez non vince l’Europa League, impresa tutt’altro che semplice anche alla luce del terribile sorteggio toccatoci, la seconda della Bundesliga, il Wolfsburg, il Napoli rischia di arrivare quinto o sesto in campionato ed allora Benitez andrà via lasciando solo macerie alle sue spalle, perché senza i soldi della Champions il Napoli non potrà fare grossi investimenti, avendo raggiunto il massimo dei costi strutturali a fronte di ricavi bloccati intorno ai 130 milioni di euro.


Solo i ciechi o gli stolti non capiscono l’importanza dei ricavi addizionali. A fronte di una Roma e/o Lazio che si andranno a prendere 50 milioni dalla Champions, ed una Juventus che entrando in semifinale quest’anno si porta a casa 80 milioni ora e 50 sicuri l’anno prossimo, il Napoli resterà fermo al palo ed il gap aumenterà, e sarà sempre più difficile competere.


Ma già, magari resta la consolazione della Coppa Italia, ed i tromboni che soffiano alle spalle di Benitez diranno che ci ha lasciato con 3 trofei su 11 in bacheca, un percentuale da vincente.


Sì, per il suo palmares e la sua voglia di ingaggi, non certo per noi!


Aspettiamo Pasqua. Pasqua è la festa della Resurrezione. Rafa, risorgi dalle tue ceneri…



© Umberto Chiariello

MondoNapoli, 23 marzo 2015

 

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