Lunedì 16 Marzo 2015 00:00

NULLA E' PERDUTO FUORCHE' L’ONORE

 

Ho detto ieri sera, a botta calda, e dopo aver cominciato a leggere i difensori bendati del Vate spagnolo, confermo: solo i ciechi non hanno occhi per vedere”.

C’è gente che tifa Napoli che è in preda alla cecità assoluta. Dell’anima, in primis, e della mente, ottenebrata. Perché hanno bisogno di credere in qualcuno, in qualcosa.

I napoletani hanno sempre avuto bisogno di un Viceré. E’ un retaggio atavico, c’è poco da fare, che ci trasciniamo dietro. Rafa Benitez incarna il Viceré, questa sorta di condottiero messianico che deve riscattare un popolo dalle malefatte sabaude.

Poiché io, invece, sono accecato solo dall’azzurro della maglia del cuore, ma i protagonisti caduchi ed effimeri che la vestono o la guidano li prendo per quel che sono, cioè personaggi momentanei di una Storia, non amo a prescindere chicchessia, con pochissime eccezioni, cioè quelle in cui riconosco le stimmate dei fuoriclasse (Maradona, Careca, Higuain), che rendono i prestipedatori immortali.

Come diceva il sommo Brera, in morte di Pepin Meazza: “Gli eroi quelli veri, andrebbero per tempo rapiti in cielo, cosi come usava una volta, che non debbano restare fra noi a morire accorati e offesi della loro ingiustissima sorte”.

Ma tornando sulla terra ed alle povere cose di questo mondo, mi tocca partire da un’altra citazione, molto meno aulica e purtroppo per noi molto terrena, anzi, che ci mette col culo per terra, a dirla tutta. Riguarda la partita di ieri.

“Il Napoli non si è manco presentato in campo a Verona dove c’erano solo 11 magliette vuote” (Maurizio Crosetti, dalla Repubblica di oggi).

Se uno dei più autorevoli giornalisti italiani, la prima firma dei uno dei giornali d’Italia più importanti – titolo: “Gli errori di Benitez” - mette sul banco degli imputati Benitez (per non dire della rosea di oggi che trancia Rafa), allora non sono io il provincialotto locale che rema contro, ma sono loro, i parvenu del web che difendono l’indifendibile, cioè Rafa Benitez.

Perché davvero il Napoli presentato a Verona è una squadra (parola grossa!) senza anima, senza gambe, senza capo né coda.

Sull’insegnamento dei grandi della penna a cui mi riferisco sempre, indegno ed umile servitore della carta vergata, vale a dire Brera e Tosatti, faccio parlare i numeri, che non mentono mai, al massimo sono interpretabili.

Il Napoli 5 partite fa era arrivato a 3 punti dalla Roma ed aveva tracciato un solco dietro di sé sperdendo Lazio e Fiorentina.

In queste ultime gare ha perso 3 volte, consecutivamente, in trasferta - e quel che è più grave, meritatamente, contro squadre di medio-bassa classifica come Palermo, Torino e Verona -, ha battuto solo il Sassuolo e pareggiato con un’Inter che non si raccapezza, subendo la quarta rimonta di stagione, la terza partendo dal 2-0.

Ha fatto cioè 4 punti in 5 partite, media da retrocessione. Ha subito ieri la settima sconfitta del campionato, già +1 ad undici turni dalla fine rispetto a tutto il campionato scorso, ha incassato ben 35 reti in 27 gare, dodicesima difesa del torneo, tutt’altro che un rendimento da Champions, ha ben 9 punti in meno dell’anno scorso (55 rispetto agli attuali 46), già 18 di distacco dalla Juventus a poco meno di un terzo dalla fine del campionato (l’anno scorso 24 finali).

E meno male che Rafa, che anche nel campionato scorso aveva subito caterve di gol, aveva dichiarato che l’obiettivo era migliorare la fase difensiva.

Questi sono gli aridi numeri. Potremmo chiudere qui, non mi pare ci sarebbe bisogno di altri commenti. Pollice verso a Rafa.

Onde evitare però che il mio sembri accanimento terapeutico a prescindere, mi tocca esplicitare ed argomentare tutti i capi d’accusa nei confronti di un signore strapagato per il suo importante curriculum ed i tanti titoli vinti, da cui ci saremmo aspettati molto di più che dal suo predecessore, che non ci piaceva né convinceva affatto, ma che aveva sostanzialmente ben operato, pur potendo fare di più.

Cominciamo dall’approccio alla gara. Sbadato, molle, inesistente. Eppure era chiaro che il Verona aveva una sola arma, aggredire. Come è possibile farsi sorprendere così? A Torino, contro un Torino stanco dopo l’impresona di Bilbao, un primo tempo totalmente rinunciatario, invece di aggredire i granata meno pronti fisicamente. Rafa si scaglia sui giocatori dicendo che non sono maturi. Ma questo non chiama in causa il manico, cioè lui? L’approccio non lo decide il tecnico?

In secondo luogo, dobbiamo per forza chiamare in causa more solito l’integralismo tattico di un Benitez situazionista piuttosto che duttile (cioè sono i giocatori che devono adattarsi alle situazioni della gara, non lui), come recentemente con l’Inter dove ha assistito inerme allo sfondamento sulla fascia sinistra dei nerazzurri senza fare alcunché.

Proseguiamo poi col turn-over. Rafa sostiene che per arrivare in fondo a 3 competizioni deve ruotare tutta la rosa, perché altrimenti non si “arriva alla spiaggia”. Concetto condivisibile. A patto che non si sbaglino le scelte.

La formazione non può farla il computer in base all’arido dato del minutaggio. Un allenatore è un leader, un capitano di ciurme all’arrembaggio, uno psicologo che deve caricare e/o rasserenare la truppa, che deve cogliere l’aria e le sensazioni.

Come può un tecnico sistematicamente, e dico sistematicamente, lasciare fuori la partita-dopo il bomber di quella precedente? Lo ha fatto con Mertens, doppietta ai cechi e fuori ad Udine, lo ha fatto con Hamsik, lo ha rifatto con Gabbiadini. Ieri, incredibilmente, ha lasciato fuori Higuain, autore addirittura di una tripletta in coppa e col morale a mille.

Lo stesso errore, nello stesso stadio, lo fece Mazzarri col Chievo, lasciando fuori il Matador Cavani autore 3 giorni prima di una tripletta al Milan. E peste gli colse, perdendo una gara che costò il primo posto e l’addio ai sogni di gloria, indirizzando il campionato in tutt’altro modo.

Dopo la partita, a cena il napoletano Gennaro Sardo, terzino del Chievo, mi confessò che prima della gara avevano l’incubo del Matador, e quando avevano letto la formazione del Napoli erano rimasti increduli, trovando poi in campo man mano il coraggio di osare, e vincere.

Ieri i difensori del Verona probabilmente erano terrorizzati al pensiero del Pipita. Sapere che non avrebbe giocato ha dato loro coraggio ed ammosciato i nostri prodi, che già non hanno tutta questa personalità da vendere.

Brera diceva che a Rombo di Tuono Riva bastava mettere la maglietta numero 11 del Cagliari a terra perché 2 difensori accorressero a marcarla. Questo per dire che impatto ha sulla psiche degli avversari un fuoriclasse.

Per non parlare poi di quella catena di destra con Mesto e un de Guzman inutile, preso quest’estate proprio per fare il vice Callejon a destra, ve lo dico e vi potete fidare perché se parlo vuol dire che lo so. Se c’è un posto in cui l’inutile olandese – ma che sa fare? Me lo sapete dire? – non può proprio giocare è a destra. Al centro, o sul centro sinistra dove rientra sul suo piede preferito, ancora ancora aiuta a dare un equilibrio tattico (ma io ripeto, non serve). A destra manco quello.

Se Gabbiadini è affaticato, se Callejon è stanco, allora perché nel finale hanno mostrato invece di stare bene? Direte: perché sono entrati freschi di fronte ad avversari stanchi. Frottole. Non si tira una lecca da 25 metri da fermo così ciclonica come ha fatto il Gabbia se non hai gamba!

Ultimo capo d’accusa: i cambi. Ma benedett’uomo, tu perdi 2-0 dopo 6 minuti del secondo tempo ed aspetti il 62’, cioè 11 minuti, per fare il primo cambio, undici minuti dopo il secondo, 11 minuti dopo il terzo? Ma allora è vero che dobbiamo giocarci il terno di Rafa: 62-73-84, a prescindere da quello che succede in campo!

Per non parlare della confusione totale del Napoli messo in campo nel finale, che ha chiuso con Callejon terzino e Higuain, Zapata, Gabbiadini e Mertens tutti insieme alla rinfusa. Tiri in porta: uno, da 25 metri appunto.

La verità mi appare un’altra. Le mosse di De Laurentiis di correre da Corsi, Presidente dell’Empoli, per bloccare Valdifiori, un regista non previsto dallo schema di Rafa, e di Benitez di non far giocare Higuain a Verona, mi sembra vadano nella direzione che credo di aver intuito. Di conflitto d’interessi.

Benitez si è messo sul mercato nel giornale d’annunci più prestigioso d’Europa, France Football. Pensa nel frattempo solo a lucidare ed arricchire la sua bacheca, e - al di là delle dichiarazione di rito che bisogna lottare su tre fronti - ha scelto le coppe per mettersi in mostra viepiù. Dall’altra parte il Presidente comincia a muoversi per fatti suoi sapendo che il tecnico non resterà.

Solo che c’è un busillis: la scelta di Benitez è rischiosa, perché se non vince l’Europa League, non si va in Champions, e se il Napoli non vince la Coppa europea e va fuori dal terzo posto, resta in brache di tela economicamente, non ha i soldi per fare il mercato.

Non saranno problemi di Rafa, ma del Presidente (e nostri) sì, che è costretto quindi a vigilare. Non certo un‘altra coppetta italiana può salvare la stagione, se non per dare fiato agli amanti (fisicamente) del tecnico spagnolo di poter dire che ci ha lasciato con ben tre titoli, il più grande allenatore della storia azzurra, favole per i bambini.

Senza soldi non si cantano messe, e senza quelli della Champions non si fanno buoni acquisti. Già quelli persi a Bilbao ancora gridano vendetta.

Il Napoli ha preso Andujar per Reina, e possiamo capire che il portiere spagnolo non dava garanzie fisiche. Ma ha fatto di peggio. Fernandez, Dzemaili, Behrami e Pandev sono andati via per Koulibaly, Lopez, de Guzman e Michu, tutta gente voluta da Rafa, dopo che erano sfumati gli acquisti di Gonalons e Kramer già chiusi per volontà dei giocatori. Il Napoli ci ha perso, questo è sicuro.

E questi uomini, saranno anche terze scelte (ma è colpa di Rafa se abbiamo perso i soldi da investire a Bilbao), ma li ha pretesi Benitez, e nel caso dell’olandese anche contro le relazioni negative dello scouting.

Pur tuttavia, il telaio del Napoli, incompleto ed indebolito (ma non a gennaio), resta da squadra importante, se è vero che questa squadra quando ha voluto e quando è stata ben messa in campo ha mostrato grandi cose (a parte la famosa partita con la Roma spianata, o la supercoppa di Doha, basti pensare recentemente al secondo tempo con la Lazio in Coppa od ai 70 minuti con l’Inter)

Si assuma le sue responsabilità, Don Rafé. Perche le 11 magliette vuote di Verona, per ricordare ancora Crosetti, gridano vendetta al cielo.

La sconfitta di Verona – intendiamoci - non è una sentenza definitiva, perché se anche oggi la Lazio ci sopravanza e la Fiorentina ci appaia, è ancora tutto da giocare in chiave Champions (devono venire entrambe al San Paolo).

Quindi – parafrasando il re francese Francesco I - nulla è perduto, fuorché l’onore: quelle 11 magliette vuote…

© Umberto Chiariello

MondoNapoli, 16 marzo 2015

 

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