Lunedì 16 Febbraio 2015 00:00

DITTATURA ALL’AMATRICIANA e PAPAVERI E PAPERE

 Guardate un po’ cosa mi tocca fare! Per la seconda settimana consecutiva devo dare ragione alla Juventus, cosa che in natura non credevo fosse possibile. Perfino Marotta, un mostro di antipatia, mi appare più umano, non tanto per solidarietà per le offese subite da Lotitus Lotirchio Lotizio, antico centurione romano trasformato in dittatore all’amatriciana della Repubbliche delle Banane di Optì Poba, quanto per il fatto che ha dichiarato: “Ve lo avevo detto che era pericoloso”.

 

In effetti Pino Iodice, non certo una mammoletta di primo pelo, intendiamoci, uno che è stato per anni al seguito della corte moggiana, scudiero di Pavarese ai tempi del Napoli, uno che ha prestato i suoi servigi a Moxedano al Savoia, uno scafatello e sveglio assai per intenderci, ha svelato il segreto di pulcinella, quello che tutti sapevano e nessuno diceva perché non c’erano le famose prove, proprio come ai tempi di Moggi.

 

Solo che ora le prove ci sono, in bella evidenza, registrate e diffuse da Repubblica.it. Il Lotitus-pensiero in tutta la sua arroganza, protervia e volgarità. Bello e servito su un piatto d’argento. Mi fanno ridere, anzi mi lasciano basiti, quei paladini dell’ipergarantismo che si sentono schifati della mossa di registrare la telefonata da parte di Iodice e di farla diffondere a Repubblica.

 

Cosa doveva fare il dirigente ischitano? Chiedere a Tavecchio, cioè a Lotirchio stesso, l’autorizzazione ad andare alla Procura della Repubblica, vista la clausola compromissoria esistente che vieta ad un tesserato di adire le vie giudiziarie senza il premesso della Federazione?

 

O informare il Palazzo, cioè la Procura Federale, con i suoi tempi biblici e la sua mancanza di sensibilità dimostrata (mi dispiace, caro amico Palazzi, mi hai molto deluso!)? Ma se neanche ha condannato l’esternazione delle banane quando gli organismi internazionali hanno condannato l’ex presidente dei dilettanti!

 

Due pesi e due misure clamorosamente diversi che dimostrano che il sistema indigeno è tutto in mano a pochi noti. Non vi basta la dichiarazione di solidarietà a Lotizio di Galliani, il vero padrone del calcio italiano a nome di Berlusconi degli ultimi 30 anni, e l’omertà di tanti, fragorosa quella di Aurelio Del Laurentiis partito come paladino del nuovo e poi associatosi al vecchio imperante?

 

Se uno che è piccolo e si trova vessato o compulsato, nella migliore delle ipotesi, da un potente che ti sbatte in faccia tutto il suo potere (Beretta non conta niente, Abodi è uno scemo, Nicchi una testa di cazzo, Macalli lo accompagno a casa io, etc. etc.), che strumenti ha se non smascherare l’aggressione dei potenti? E quale mezzo migliore da usare se non il potere dei media? Come nacque il Watergate? Non fu merito della stampa?

 

I paladini del garantismo, invece di preoccuparsi se è lecito registrare e diffondere una conversazione privata (ma alcuni avvocati mi hanno scritto di sì, se a farlo è una delle parti e non un terzo, perché la Cassazione ha sentenziato che chi è al telefono si assume il rischio di registrazione anche non sapendolo), gli stessi che citano lo sport professionistico americano e le loro franchigie e regole, vantandole, si dimenticano che per una telefonata registrata dalla moglie in lite con il marito, padrone dei Los Angeles Clippers, e resa pubblica dove il marito usava frasi razziste, ha costretto il tizio (non Lotizio, purtroppo) a vendere il club, come subito gli ha imposto il commissioner Stern che vigila sulla Lega di Basket americana.

 

Noi il commisioner non ce l’abbiamo, ed è per questo che sto chiedendo nel mio piccolo, come tutta la stampa nazionale, Gazzetta e Repubblica inclusi, cioè con il Corsera gli organi d’informazione più potenti del Paese, un commissario straordinario alla FIGC, previe dimissioni di Lotito e Tavecchio, preso ancora una volta con le mani in pasta di piccoli interessi privati: il suo libro per bambini comprato in 20.0000 copie dalla stessa FIGC che presiede, un fatto scandaloso che dimostra la natura di uomo di pane e pezzetti, del resto ben nota in tanti anni di Lega Dilettanti: ma davvero vogliamo dimenticare la vicenda dei campi sintetici?

 

Insomma, invece di vedere il marcio che sale a galla, immediatamente gli scherani del potere si schierano dietro il finto garantismo, definendo un “agguato” quello di Iodice (incredibile!), per poi ricorrere al solito giustificazionismo italiota del “così fan tutti”.

 

Se così fan tutti, allora dove è la meraviglia? Ma se così fan tutti, non è manco più reato. Firmato Bettino Craxi, questo teorema griffato Moggi nel calciogate si ricicla in tutte le salse. Ora in quella all’amatriciana, chef Lotitus Sordi, “io so io e voi non siete un cazzo”.

 

Non entro nel merito delle cose dette dal federale-laziale- salernitano (uomo a tre teste), perché magari qualcuna è pure condivisibile, ma non certo per bocca di un consigliere federale con deleghe alle riforme che dovrebbe per ruolo essere “super partes”.

 

Un Carpi che sale in A è un miracolo sportivo da accogliere con simpatia. Una serie A con molti club di basso profilo economico è un problema serio per l’appeal del nostro campionato. Ma voler riformare la Lega Pro a 2 giorni di 18 squadre serve solo ad abbattere i contributi a questa Lega, per poterli trasferire a quella di B a cui sono stati negati quelli promessi, previa purga anche per questa (da 22 a 18).

 

Insomma, tutto il progetto Lotito è diminuire i fondi di solidarietà alle altre Leghe. Ed invece di portare avanti la politica dei 3 gironi di C con 18 squadre ciascuna ma con 18 squadre B satelliti della A, lui ha imposto la possibilità della pluriproprietà a difesa dei suoi interessi salernitani. E tutti gli sono venuti dietro.

 

Le riforme da fare erano poche ma doverose: A a 18 squadre, B a 20, 3 giorni di C con 18 squadre in cui partecipassero 18 squadre satelliti (e/o, in alternativa, squadre con affiliazione dichiarata a squadre di A). Obbligo di investire il 5% del fatturato sul settore giovanile come in Germania, barriere all’ingresso nella massima serie di tipo inglese per evitare casi clamorosi e vergognosi tipo Parma (altro che lo squallore di una Covisoc che vigila non si sa su cosa se poi avviene quel che avviene). Contributi federali importanti a chi valorizza giocatori giovani e indigeni nelle serie minori. Incentivi economici ad utilizzare giocatori italiani e non i 4 + 4 di Nora Orlandi che servono solo per far aumentare i costi dei calciatori nostrani.

 

Niente di tutto ciò. L’opera affidata a Lotitus è solo quella di portare più soldi possibili alla serie A tramite i diritti televisivi e stornarne il meno possibile alle altre Leghe.

 

Dopo la frittata dei libri e della telefonata ora il Governo si trova nella necessità di intervenire ma nell’impasse di non poterlo fare se non esercitando un pressing su Belli Capelli Malagò, il re dei salotti romani messo a capo del Coni.

 

Ma se non si dimette il duo Tavecchio-Lotito, che manco ci pensa a farlo, solo una forte campagna stampa ben orchestrata può far svegliare le coscienze dei presidenti messi alle strette dalla berlina mediatica, sfiduciandoli, altrimenti non ci sono gli estremi dl commissariamento.

 

Il Coni aspetta il miracolo a sua volta da Palazzi che – con una squalifica di 3 mesi ed un giorno – farebbe decadere Lotirchio dalla carica, ma Palazzi non ha elementi sufficienti per farlo, e partirà la solita multa come nel caso dell’offesa a Marotta.

 

Ed allora solo lo squarcio che può aprire l’assemblea di Lega Pro, grazie alla fronda di Iodice e soci che può portare al siluramento di Macalli, un-uomo-una-poltrona e portatore di voti di Tavecchio, e può incrinare il fronte lotiziano. Come la Storia insegna, le grandi rivoluzioni spesso partono dal basso.

 

* * * * *

 

Non possiamo però far passare in cavalleria quanto accaduto a Palermo. Due imputati principali nel mirino della critica, Rafael e le sue papere, Rafa e le sue scelte, inclusa quella di Farfael.

 

Il portiere è in confusione. Ha preso ben 30 reti in 23 partite di campionato, almeno 9 errori chiari, viene da 3 papere consecutive di cui l’ultima clamorosa su tiro centrale da quasi 40 metri.

 

La sua stagione da titolare al lancio definitivo è cominciata in modo disastroso al San Mames a Bilbao con quell’uscita pazzesca che costò al Napoli l’eliminazione dalla Champions ed il mancato rafforzamento estivo. Io credo che quell’uscita sia l’origine di tutti i mali.

 

Rafael veniva da stagioni di gloria al Santos, aveva vinto anche una Coppa Libertadores, era considerato uno dei talenti più puri del calcio brasiliano, il colpo del Napoli di acquistarlo per 5 milioni sembrava un gran colpo. E l’anno scorso, subentrando spesso al colosso Reina dai muscoli d’argilla e dall’appetito esagerato (meglio smettere di giocare a Monaco di Baviera per tanti soldi piuttosto che giocare da idolo e protagonista assoluto ben pagato comunque? bah!), tolta la partita con l’Udinese dove fece degli errori marchiani, si comportò molto bene, mostrando personalità e lasciando negli occhi la splendida prestazione di Swansea dove si fece male.

 

Ora, l’infortunio ed il recupero da esso ha sicuramente pesato sull’esplosività del portiere, ma non è stata la causa. La causa di un rendimento di un portiere è, a parità di buoni fondamentali e di fisico valido, sta nella testa.

 

Come disse Buffon saggiamente in un’intervista televisiva che ascoltai con molta attenzione, qualunque portiere dalla prima alla terza seria ha mezzi fisici e tecnici per parare e fare la grande parata. La differenza la fa la testa. Sono tutti tra il 1,85 ed il 1,90, hanno tutti alle spalle anni ed ani di esercizi specializzati, volano da quando sono bambini.

 

Io lo so perché l’ho fatto (ma non avevo i centimetri, ahimè), e lo fa mio figlio che a 12 anni è già da 4 che gioca e fa l’accademia dei portieri con un Giacomo Zunico con 500 partite tra i professionisti che lo martella sempre sugli stessi fondamentali. Vedetelo il bambino in allenamento, un spettacolo.

 

Poi si va in partita, e cambia tutto. E la mente deve elaborare la fiducia della società, del tecnico, dei compagni, la critica del pubblico. Deve sentirsi protetto per esprimersi al meglio. Ma per avere fiducia deve dare fiducia. Cioè deve credere in se stesso, si deve sentire sicuro trasmettere agli altri questa sicurezza. E’ il circuito elettrico del portiere che è un venditore che deve credere nel prodotto che vende: se stesso. Se la lampadina si accende, funziona. Altrimenti è corto circuito.

 

Questo corto circuito nella testa di Rafael c’è stato dopo il San Mames. Vuole dimostrare che sa uscire e fa cose tipo con l’Udinese dove si avventura alla cieca. Ha però paura di uscire e resta inchiodato sulla linea di porta in barba agli insegnamenti sule bisettrici e su come si accorcia lo specchio della porta (vedere Sorrentino, vecchia scuola italiana, su Higuain, per capirci). Deve esplodere in volo ed invece di puntellare il piede perno per dare forza e slancio fa un saltello che ne ritarda il volo. Deve mettere il corpo dietro la palla ed invece si sposta. Deve uscire frontalmente sul pallone alto ed invece si posiziona lateralmente con il braccio di richiamo a sfarfallare. Nelle mischie aeree non ci va, si inchioda sulla linea.

 

Fa pensare a cattivi fondamentali, ma non è così, almeno spero. Quando non sei lucido non li ricordi e ti affidi all’istinto e dimentichi il colpo come si fa. Accade nel tennis. Il maestro mi diceva: se ti si imballa il braccio e non ti entra il colpo, ripassa mentalmente la tecnica e vedrai che il braccio riparte. Per il portiere è esattamente la stessa cosa. Gli allenamenti sono fatti di seriazioni ossessive.

 

Quando penso al portiere, uomo solo tra la folla cantato da Umberto Saba, mi sovviene sempre il ricordo di un film sul baseball, dove il protagonista doveva fare la partita perfetta, mi pare fosse Robert Redford. Al momento della battuta, lui ricordava il suggerimento del padre: “Pulisci la mente”. Ed improvvisamente non senti più la gente, il boato diventa indistinto, vivi un’altra dimensione, quella della concentrazione assoluta, del controllo totale dei nervi, senti la leggerezza dell’essere, il tempo si fraziona nei tuoi ragionamenti e voli leggero, leggero, e pari. A me accadeva così. Ti rialzi e senti la pacca del compagno sulla spalla, il boato forte della gente. Ti sei conquistato la fiducia.

 

Quella che manca a Rafael, in se stesso, fermatelo, per carità, fatelo prima di tutto per lui, e poi soprattutto per noi, per il Napoli.

 

L’invito è rivolto a te, Rafa, che pure a Palermo ci hai lasciato perplessi. Strinic per Ghoulam ci sta, nulla questio. Ma K2 e Gargano in panchina no, non li puoi mettere fuori. E’ contro la logica. A Palermo non ci ha vinto nessuno, è la terza squadra del campionato per rendimento casalingo, quel diavolo di Dybala va in velocità che è un piacere. Come non fermarlo se non con la gabbia formata dal brevilineo Gargano che lo può prendere tra le linee e del veloce e possente K2, l’unico che gode di scatto tra i lumaconi della difesa? Non parliamo di Albiol, che se si chiamasse Paolo Cannavaro sarebbe stato spedito nel Burundi calcistico. E’ scarso, ma proprio scarso, ma come lo devo dire? Se vi racconto quello che dicono di lui all’interno del sancta sanctorum del Napoli stesso…

 

E poi Gabbiadini. Mi meraviglia Rafa, che è un fine psicologo, come non capisca che quando l’attaccante è in un momento di grazia non si può togliere. Lui invece l’ha fatto con Mertens ad Udine dopo i due gol di coppa del giovedì ed a Palermo con Gabbiadini, dopo due gol consecutivi da sei punti.

 

Le scelte di Palermo pesano sulla coscienza del tecnico, che però ha un merito: è un uomo fortunato, e quando dico questo non è per sminuirlo, ma perché è davvero un valore aggiunto! Il Napoli perde a Palermo, ma il pareggio della Roma, con l’ultima in classifica, a sua volta sterilizzato dall’incapacità per la seconda volta della Juve del colpo del KO, è ancora peggio.

 

Avesse pareggiato il Napoli a Palermo, risultato tutt’altro che disprezzabile, e la Roma vinto come di prammatica con il Parma, il distacco sarebbe salito a 6 punto, invece è ora di 5. Certo, potevamo accorciare a 4 o addirittura a 2, ma resta aperto il discorso per il secondo posto.

 

Purtroppo però Fiorentina e Lazio, accorciando a 4 e 5 punti, e la ritrovata Inter che comincia la rincorsa, non fanno stare più tranquilli per il terzo posto, tutt’altro che acquisito. Ora si va a Trebisonda, sperando di non perderla. Con Andujar tra i pali chiamato alla buona prova per raccogliere l’eredità non rimpianta di Rafael tra i pali.

 

Con un nuovo pipelet, non un fenomeno ma almeno sicuro ed affidabile, si può e si deve ripartire. Perché nessuna squadra può vincere giocando senza portiere. E noi quei brutti cori al San Paolo li abbiamo già sentiti.

 

Io aiutai Novellino a togliere Disastro Bandieri dalla porta e raggiungemmo la serie A, che sembrava distante. Se do una piccola mano a Rafa, vuoi vedere che facciamo secondi? Mi appello ad un grande del passato, Giovan Battista Vico, uno delle nostre parti che di storia ne capiva un po’: corsi e ricorsi storici.

 

© Umberto Chiariello

MondoNapoli, 16 febbraio 2015

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