Lunedì 09 Febbraio 2015 00:00

INFORMAZIONE O DISINFORMAZIONE

Mannaggia Galliani, che guaio mi hai combinato! Io ti maledico. Per colpa tua mi trovo costretto a fare i conti con la mia coscienza, e per onestà intellettuale, devo dare ragione alla Juventus. Proprio all’arrogante, come ancora una volta ha dimostrato, dirigenza bianconera, a cui mai mi sarei sognato di giungere in soccorso.

Adesso vi farò – seppur non richiesta – una perizia pro veritate sullo stato dell’arte della produzione televisiva di una partita di calcio di serie A, essendo per mestiere tra gli addetti ai lavori (mi occupo professionalmente di realizzazione televisiva, sportiva in particolare).

Partiamo dall’inizio, anzi dalla notte dei tempi. All’inizio degli anni 2000, quando erano in auge Roma e Lazio, la produzione delle partite di calcio non era univoca, non c’erano format garantiti per tutti, c’erano due piattaforme televisive in pay-per-view che si erano assicurati i diritti e producevano le partite secondo i loro standard, dettati dai registi che avevano all’interno, Tele+ a Milano e Stream a Roma, che avevano come registi di punta la buonanima di Danilo Zanon per la piattaforma milanese ed Angelo Carosi per la piattaforma romana. Poi c’erano i registi Rai, che avevano fatto scuola (in particolare il mio amico Giancarlo Tomassetti e Nazareno Balani) ma che avevano perso il calcio, e quelli di scuola Mediaset, Remo Gaspari ma soprattutto Popi Bonnici, molto influente ed ascoltato in varie sedi. All’epoca erano i broadcasters (così vengono chiamate le emittenti a diffusione nazionale), a fare il bello ed il cattivo tempo, a scegliere i format, a scegliere e pagare i service televisivi per la realizzazione delle partite.

Poi la Lega Calcio, grazie anche alla Legge Melandri, decise di prodursi in proprio e di vendere solo i diritti. Chi voleva le immagini che le pagasse, ma nei loro stadi nessuna telecamera sarebbe entrata più senza il consenso delle società di calcio.

Le società, in base alla legge, sono diventate padroni delle immagini Tv che si riprendono nei loro stadi. Quasi tutte hanno deciso però di lasciare l’organizzazione di tutto questo, essendo la produzione televisiva molto complessa, alla Lega Calcio, la quale si è dotata non solo di un advisor che le serve per piazzare i diritti TV perché fa questo di mestiere (esistono nel mondo società che si occupano professionalmente di diritti televisivi, ed Infront è una delle maggiori), ma che ha esperienza di broadcast, cioè di riprese ai massimi livelli, avendo una fortissima e collaudata struttura di produzione che organizza grandi eventi sportivi.

Quasi tutte le società di A si sono affidate alla Infront quindi, ed è evidente che Infront abbia i suoi margini di guadagno in questo lavoro, seppure molto bassi sulla parte di produzione televisiva, avendo il grosso dei suoi utili dal settore diritti dove i fee sono molto più consistenti.

Infront ha molti meriti ed è ingiustamente attaccata, visto che ha fatto da centrale di controllo qualità, selezionando una golden list di service di alto profilo, indagando e mettendo bocca sulla qualità dei tecnici di produzione, dagli operatori slomotion ai cameramen, attraverso una rete capillare di delegati on site e di raccordo con i registi che vengono forniti con i loro assistenti dai broadcasters nella misura di 6 da Sky, 3 da Mediaset ed 1 scelto da Infront tra quelli liberi sul mercato di provata esperienza e capacità, per ogni giornata di campionato.

Né Infront ha praticato i prezzi che ha voluto, essendo vincolata a listini concordati con la Lega Calcio e pubblicati insieme alle Linee Guida sulla Realizzazione delle Riprese sul sito della Lega Calcio.

Quindi tutto il sistema è calmierato e sotto controllo, univoco e sicuro. I format di riprese sono 3 e sono stabiliti in anticipo dalla Lega Calcio, all’atto della decisione di anticipi e posticipi: il format A con 14+2+1 camere (2 sono le retro porte per il gol-non gol ed 1 è la beauty, la camera che inquadra il totale del campo per passarci su le grafiche riepilogative) che viene applicato alla partita clou della giornata, il format B con 2 camere in meno per il sotto-clou, e poi tutte le altre uniformemente a 10+2 camere nel format C.

Questo vale anche per le tre società che non hanno delegato a Infront la produzione, e quindi non pagano Infront che a sua volta paga i service, le stazioni satellitari, i gruppi elettrogeni e quanto altro serve, ma si organizzano in proprio accollandosi le spese di produzione e portando a casa direttamente un margine sulle riprese, con il rischio di organizzazione in proprio però.

Queste 3 società sono la Juventus, l’Inter ed il Napoli, che scelgono il loro service, Trezerodue per la Juve, Rewind per il Napoli (questa società napoletana, che all’inizio non aveva esperienza di questo tipo di riprese, devo dire sta operando molto bene, e si sta avvalendo della struttura tecnica e di alcuni professionisti bravissimi della Telecinema di Roma ma ha creato anche uno staff napoletano di tutto rispetto), non ricordo chi per l’Inter, ma non ha importanza.

Perché di strutture valide e validate in grado fare questo lavoro in Italia sono circa una decina e non di più, quindi una di queste per forza. Perché non sono molte le imprese in grado di mettere a disposizione pullman HD di questo livello che valgono minimo 5 milioni di euro, con tecnici professionisti di alto livello e comprovata esperienza che servono per farle funzionare.

Quel che conta è che anche le 3 società che si producono in proprio, nel senso che si accollano direttamente i costi delle riprese e non passano per Infront tecnicamente e quindi non riconoscono i costi ad Infront, devono sottostare agli stessi format, usano le stesse regie che usa Infront, chiamano gli stessi tecnici, ricevono gli stessi registi che ruotano su indicazione della Lega Calcio che fa uscire il tabellone delle partite con orari, format, registi, e broadcasters che producono a bordo regia partita per partita.

Ed il posizionamento delle camere è identico per tutti gli stadi, compatibilmente con gli ostacoli strutturali che si incontrano. Le 16 metri, le camere per i fuorigioco, sono identiche dappertutto, ma possono stare un po’ più alte o più basse a seconda della conformazione dello stadio (a Torino un po’ più basse che altrove, ma non cambia nulla).

Non è la Juve, o il Napoli, o chicchessia, che può decidere alcunché, ed i registi sono stipendiati da Sky o Mediaset, non dalle società, e non esistono i registi fiancheggiatori o invisi a qualche società, almeno finora, prima del precedente di Galliani che ha accusato il regista di Torino di non aver voluto mandare il replay del presunto fuorigioco di Tevez perché imbeccato della Juve. Falso, mente per la gola.

Ora vi spiego perché ma devo completare e complicare il quadro con l’ultimo tassello mancante. La grafica. Infront ha sviluppato al suo interno il package grafico che vediamo in televisione, cioè la scritta con il risultato, l’orologio, il logo passante quando ci sono i replay, etc., e manda un suo tecnico con computer portatile che si mette a bordo regia per sporcare le immagini con la grafica (infatti tecnicamente si chiama dirty feed, immagini sporcate, a differenza del cleen feed che è il segnale internazionale pulito, non graficato, che si dà all’estero per consentire ad ogni emittente di sprecare le immagini con la sua grafica).

Questa grafica non influisce sulle azioni di gioco, ma dà solo informazioni quali il tempo, il risultato, le sostituzioni e dati di gioco (possesso palla, etc.). Diciamo che è neutra, abbellisce solo il prodotto e lo customizza, impedendo ai pirati dell’etere di rubarlo perché identificato e riconoscibile.

C’è un’altra grafica però che non è di Infront, e quando parliamo di Infront ci riferiamo sempre alla Lega Calcio, che è quella che offrono i broadcasters come un di più ai telespettatori. In studio Sky per esempio ha noleggiato da una società milanese specializzata il sistema cosiddetto Piero, per elaborare le grafiche in post-produzione, cioè non live, e fare i commenti post-gara, come fa anche Bacconi alla Domenica Sportiva, usando un suo software, perché Bacconi ha una società che fa questo specialisticamente, è uno bravo per davvero.

Sky, quando produce, mette a bordo il guardalinee elettronico solo per i format più importanti, che è un grafica real time collegata al sistema di ripresa della regia che indica la linea del fuorigioco e che aiuta a stabilire se ci sia o meno offside.

Questa grafica ha un margine di errore bassissimo, è molto attendibile, e non è vero affatto – come ha gridato Galliani – che le linee non sono in asse e quindi non veritiere, essendo solo un problema di punto di fuga e di prospettiva, come mi spiegava mio padre quando ero alle medie (sicuramente meglio di come lo fa Caressa con la figlia, essendo papà mio un professore di educazione artistica e bravissimo nel disegno geometrico). Quello che appare storto visivamente in realtà è solo un effetto ottico, ma è perfettamente allineato con la riga di centro campo, ve lo assicuro.

L’ultimo tassello mancante, l’obiezione di Iannicelli principale che vede il male dappertutto, è che tutto è sotto la guida degli esseri umani e che quindi anche le regie sono orientabili. Non nego, può accadere in un paese straniero quando gioca una nazionale, magari, ma non nel campionato italiano, dove chi fa il regista si gioca il posto di lavoro se sbaglia, ed i registi devono applicare una grammatica televisiva codifica ed attenersi alle linee guida internazionali di ripresa. Come i tecnici, anche loro sono sottoposti a giudizio e rischiano il posto di lavoro, e – credetemi – il setaccio fitto a cui sono sottoposti è terribile.

Ci sta che ognuno ha il suo stile di ripresa, ma tutti seguono la stessa grammatica televisiva. La proposta di prendere registi indipendenti è una cosa ridicola, perché i registi quelli sono, non ce ne sono altri. Farli licenziare dai broadcast per farli assumere dalla Lega, e cosa cambia? Chi c’è meglio di Carosi, Astori, Galli, Bonnici, Poma, Valsecchi, Isola, etc.? Siamo seri, proposta risibile.

La verità di Torino è che probabilmente il regista ha avuto difficoltà a proporre il classico replay della 16 metri, perché l’azione si è sviluppata a ridosso della linea di centrocampo, ed il replay migliore era quello della camera 1, cioè la centrale, che non si usa per i fuorigioco. Ha dovuto aspettare e sottoporla al graficamento del guardalinee elettronico che è un servizio che offre Sky, personalizzato, non della Lega.

Galliani l’ha fatta fuori dal vaso perché è sotto attacco, probabilmente, ed ha voluto distogliere l’attenzione da se stesso. O peggio, i giochi sono ancora più alti, perché essendo Galliani in asse con Lotito e proteggendo la centralità della Lega, ha attaccato la Juve che si auto produce per farla entrare nel consesso generale, mentre ad Agnelli e soci non è parso vero di poter ancora una volta attaccare Infront ed il partito vincente al momento in Lega. Non vorrei che si stesse facendo tutto questo baccano per giochi più grossi dietro le quinte.

Un’ultima notazione. Sky si è difesa ed ha difeso la sua elaborazione del guardialinee elettronico, come era doveroso. Ma ha affidato a Caressa un compito un po’ più subdolo: quello di attaccare in maniera velata la Lega ed Infront, perché a Sky non è mai andata giù la perdita di centralità del sistema che aveva in mano quando aveva tutta la produzione del calcio ed era la signora delle produzioni in Italia, tanto da fare un guerra spietata agli inizi della gestione Infront.

Insomma, c’è una guerra strisciante, sotto traccia, di tutti contro tutti. Ma chi ci perde è il calcio, perché non vorrei, come già ho sentito, che queste polemiche servano solo ad allontanare la tecnologia dal campo, che facciano saltare ogni ipotesi di moviola applicata al calcio, salvando i potenti ed i loro poteri decisionali. Temo che sia il vero obiettivo finale. Stavolta la Juve non c’entra niente, e non c’era manco il fuorigioco, udite, udite! Cose da pazzi, dare ragione alla Juve quanto mi costa……

Ed il Napoli? 9 su 9 al netto di Tagliaventus, 6 su 6 tra campionato e Coppa Italia, 4 di fila in campionato, turn over gattopardesco (“che tutto cambi affinché nulla cambi”), Gabbiadini al secondo gol consecutivo, Rafael da sedere di corsa - per carità di Dio - altrimenti ricomincio la crociata anti-Bandieri, insomma tutto col vento in poppa. Da quando Mastro Rafa ha capito il calcio italiano e si “para la palla” (che meraviglioso francesismo in salsa napoletana!), tutto bene madame la marchesa.

E vi dico di più: alla faccia di chi fa disinformazione (il Messaggero a Roma, guarda un po’ che caso, ha titolato “Higuain addio Italia”, salvo poi non saper dire nulla sul presunto trasferimento all’Atletico Madrid), Higuain è il Re di Napoli e Mastro Rafele ci sta pensando seriamente a rimanere ancora, si è aperto uno spiraglio. E Aurelio lo sta aspettando per davvero. Fusse ca fusse la volta bona che il progetto continui?

© Umberto Chiariello

MondoNapoli, 9 febbraio 2015

 

 

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